domenica 22 marzo 2020

La quarantena - 22 Marzo

Antonio,
ogni giorno che passa mi sento un pelo più sopraffatta del giorno prima, e un pelo meno del giorno che segue. E non capisco perché.

Una cosa è certa: non abbiamo mai passato tutto questo tempo insieme, noi tre dico, io tu e papà.
La settimana che si conclude oggi è stata dura, ma non abbastanza da credere che non potrà esserlo di più in futuro. Mi preservo guardandoti, guardando il mare e mi scopro fortunata e sconvolta dal suo rumore così vicino, dal suo odore così familiare ormai per me, donna di terra.
La gente si sfida, si sta sfidando in tutti i modi: a dire la cosa più profonda, a pensare la cosa che nessuno ha pensato, a dare calci ai rotoli di carta igienica, a ricordarsi quant'era bella la vita quando si stava tutti chiusi in buchi maleodoranti a bere alcool stretti come topi e col rossetto sbavato, tutti amici del dj, del buttafuori, del direttore, del capo, del presidente, tutti pronti a inviare i curriculum quando apre un nuovo supermercato in città, tutti pronti a passare al prossimo amore appena concluso uno, la spesa il sabato, la birra artigianale e il vino biologico. La ricerca di una sofisticatezza nella quale anch'io, e un giorno mi perdonerai, sono caduta: la sfida alla parola più adatta, al lavoro più creativo, all'innovazione più nuova di tutte. Non c'era niente di equilibrato nella vita che abbiamo fatto prima di essere costretti a guardarci sotto ai vestiti, ad annusarci più volte al giorno, a pulire i pavimenti e gli oggetti spasmodicamente. Prima di tutto questo. E anche i legami, figlio mio, andavano messi in pausa, a debita distanza. Tutto questo dolore è parte di un meccanismo superiore e più giusto anche se di giustizia si muore; e la morte è sempre ingiusta.

Gli psicologi consigliano di non ossessionarsi con la ricerca di informazioni continue, per questa ragione la gente ha iniziato a fantasticare, a inventarsene di proprie. Le opinioni sono l'unica cosa che mi strappa un sorriso, in questi giorni.
Sta la guerra. Sta il vaccino. Sta un farmaco. Stanno dieci positivi o forse no. Sta l'esercito. Sta la fine del lievito. Sta il forno sempre acceso. Sta il lutto e il rosario sui balconi in diretta sui social. Sta la gente che lavora e quella che non lavora più. Sta la fame.
E quando c'è fame, c'è la guerra tra poveri. C'è la sfida tra chi ha poco e chi ha di meno, perché meno hai più vinci l'amore altrui e avere qualcosa è una cosa poco attraente.

Io non riesco neanche più a pensare in ordine, figuriamoci a parlare in ordine; figuriamoci ad arrabbiarmi col presidente Conte, figuriamoci a pensare alla disfunzionalità che le persone stanno dimostrando nella comprensione di un fatto chiaro. Non ho neanche l'energia di pensare che son scemi, perché la prima sono io: la regina Elisabetta degli scimuniti italioti.

Ma come deve fare una madre, come.

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