Tuo padre ti teneva per le ascelle, mentre quasi sfioravi il pavimento coi piedi coperti dai sandali nuovi, taglia venti. Entrambi guardavate me, che vi stavo davanti ricambiando lo sguardo, ad una distanza di un metro al massimo. Eri pronto e noi lo eravamo con te.
Entrava un sole potente, con dei raggi succosi che ti bagnavano la faccia e i capelli, mostrandoceli del loro colore reale: biondo ramato, a firma di Gabriele, il tuo papà. Avevi solo una t-shirt e il pannolino: casa nostra è calda, c'è il mare di fronte, hai fatto mille nuotate e io mille foto della tua prima estate con noi.
Così sei partito. Piedi per terra, braccia in avanti, sedere coperto da un soffice multistrato di pannolino. Ti ho chiamato, dai amore vieni, ti ho detto, e sei partito. Papà ti ha lasciato andare, era il quindici di ottobre e hai camminato verso la tua mamma. Hai camminato e avevi un anno e un mese e dieci giorni, e io ho pianto.
Così sei partito. Piedi per terra, braccia in avanti, sedere coperto da un soffice multistrato di pannolino. Ti ho chiamato, dai amore vieni, ti ho detto, e sei partito. Papà ti ha lasciato andare, era il quindici di ottobre e hai camminato verso la tua mamma. Hai camminato e avevi un anno e un mese e dieci giorni, e io ho pianto.
I tuoi primi passi hanno segnato una linea morbida, come di ramoscello affondato sulla sabbia, tra il mio neonato e il mio bambino grande. In quel momento, hai lasciato le braccia e ti sei donato al suolo, sfuggendo al nostro controllo e alla nostra protezione. In quel momento, la tua mamma e il tuo papà hanno firmato un contratto a tempo indeterminato con la paura e la gratitudine, che vanno sempre a braccetto in questa folle corsa che è la genitorialità.
Quant'è facile sembrare perfetti.
Ma che non siamo la famiglia del Mulino Bianco è certo. E' stato un anno in cui, per costruire la nostra felicità, ho demolito una vecchia città che mi abitava dentro; un microcosmo di certezze, sacrificato all'altare che ci ha visti diventare marito e moglie: una cosa che eravamo già, ma che adesso siamo sul serio.
La maternità ti completa e ti distrugge, ti rade al suolo e ti eleva al cielo, ed è una dura prova per un uomo e una donna. Ti priva del tuo tempo, dell'intimità. Ti priva della passione e sa privarti dell'amore romantico, perché ti spoglia fino alle ossa, nel modo più violento e meno sensuale che possa esistere.
Ti rende donna e meno femmina, più animale che plastica. Eppure: nessuno mi guarda come tuo padre, e io lo vedo cosa pensa, che sono perfetta, anche così.
Ma che non siamo la famiglia del Mulino Bianco è certo. E' stato un anno in cui, per costruire la nostra felicità, ho demolito una vecchia città che mi abitava dentro; un microcosmo di certezze, sacrificato all'altare che ci ha visti diventare marito e moglie: una cosa che eravamo già, ma che adesso siamo sul serio.
La maternità ti completa e ti distrugge, ti rade al suolo e ti eleva al cielo, ed è una dura prova per un uomo e una donna. Ti priva del tuo tempo, dell'intimità. Ti priva della passione e sa privarti dell'amore romantico, perché ti spoglia fino alle ossa, nel modo più violento e meno sensuale che possa esistere.
Ti rende donna e meno femmina, più animale che plastica. Eppure: nessuno mi guarda come tuo padre, e io lo vedo cosa pensa, che sono perfetta, anche così.
Ho lavorato e scritto moltissimo, mentre - seduto sulle mie gambe - pigiavi tasti a caso sulla tastiera e cancellavi di nuovo.
Ho sconfitto i peli solo con tre sedute di laser.
Ho mangiato i tuoi avanzi di pastina perché troppo stanca per prepararmi qualcosa.
Ho pregato tantissimo e parlato per delle ore con Dio, che mi ha sempre risposto, qualche volta urlando.
Ho creduto di non amare più nessuno, a parte te. E in modo folle, solo te.
Ho sconfitto i peli solo con tre sedute di laser.
Ho mangiato i tuoi avanzi di pastina perché troppo stanca per prepararmi qualcosa.
Ho pregato tantissimo e parlato per delle ore con Dio, che mi ha sempre risposto, qualche volta urlando.
Ho creduto di non amare più nessuno, a parte te. E in modo folle, solo te.
Per questo posso dire che tuo padre ed io siamo sopravvissuti. Ancora in piedi e insieme perché ciò che ci unisce è di origine sacra, per nulla terrena. E ogni madre merita al suo fianco un padre come il tuo, perché la pazienza non fa più parte di questo mondo, nemmeno l'appartenenza, la protezione. Non fa parte di questo mondo nemmeno l'amore.
E allora facciamo che per noi invece esiste ed è la nostra colla ed è ciò che ti ha dato la vita ma che l'ha restituita a noi, che mi fa credere che se adesso i tuoi nonni sono chilometri lontani da noi è per qualcosa di più grande, e che alla fine - come sempre - saremo ricompensati di tutto.
Abbi fede, figlio mio.
Abbi fede, figlio mio.
[Buon 2020]