martedì 31 dicembre 2019

Primi passi

Tuo padre ti teneva per le ascelle, mentre quasi sfioravi il pavimento coi piedi coperti dai sandali nuovi, taglia venti. Entrambi guardavate me, che vi stavo davanti ricambiando lo sguardo, ad una distanza di un metro al massimo. Eri pronto e noi lo eravamo con te.
Entrava un sole potente, con dei raggi succosi che ti bagnavano la faccia e i capelli, mostrandoceli del loro colore reale: biondo ramato, a firma di Gabriele, il tuo papà. Avevi solo una t-shirt e il pannolino: casa nostra è calda, c'è il mare di fronte, hai fatto mille nuotate e io mille foto della tua prima estate con noi.
Così sei partito. Piedi per terra, braccia in avanti, sedere coperto da un soffice multistrato di pannolino. Ti ho chiamato, dai amore vieni, ti ho detto, e sei partito. Papà ti ha lasciato andare, era il quindici di ottobre e hai camminato verso la tua mamma. Hai camminato e avevi un anno e un mese e dieci giorni, e io ho pianto.
I tuoi primi passi hanno segnato una linea morbida, come di ramoscello affondato sulla sabbia, tra il mio neonato e il mio bambino grande. In quel momento, hai lasciato le braccia e ti sei donato al suolo, sfuggendo al nostro controllo e alla nostra protezione. In quel momento, la tua mamma e il tuo papà hanno firmato un contratto a tempo indeterminato con la paura e la gratitudine, che vanno sempre a braccetto in questa folle corsa che è la genitorialità.
Quant'è facile sembrare perfetti.
Ma che non siamo la famiglia del Mulino Bianco è certo. E' stato un anno in cui, per costruire la nostra felicità, ho demolito una vecchia città che mi abitava dentro; un microcosmo di certezze, sacrificato all'altare che ci ha visti diventare marito e moglie: una cosa che eravamo già, ma che adesso siamo sul serio.
La maternità ti completa e ti distrugge, ti rade al suolo e ti eleva al cielo, ed è una dura prova per un uomo e una donna. Ti priva del tuo tempo, dell'intimità. Ti priva della passione e sa privarti dell'amore romantico, perché ti spoglia fino alle ossa, nel modo più violento e meno sensuale che possa esistere.
Ti rende donna e meno femmina, più animale che plastica. Eppure: nessuno mi guarda come tuo padre, e io lo vedo cosa pensa, che sono perfetta, anche così.
Ho lavorato e scritto moltissimo, mentre - seduto sulle mie gambe - pigiavi tasti a caso sulla tastiera e cancellavi di nuovo.
Ho sconfitto i peli solo con tre sedute di laser.
Ho mangiato i tuoi avanzi di pastina perché troppo stanca per prepararmi qualcosa.
Ho pregato tantissimo e parlato per delle ore con Dio, che mi ha sempre risposto, qualche volta urlando.
Ho creduto di non amare più nessuno, a parte te. E in modo folle, solo te.
Per questo posso dire che tuo padre ed io siamo sopravvissuti. Ancora in piedi e insieme perché ciò che ci unisce è di origine sacra, per nulla terrena. E ogni madre merita al suo fianco un padre come il tuo, perché la pazienza non fa più parte di questo mondo, nemmeno l'appartenenza, la protezione. Non fa parte di questo mondo nemmeno l'amore.
E allora facciamo che per noi invece esiste ed è la nostra colla ed è ciò che ti ha dato la vita ma che l'ha restituita a noi, che mi fa credere che se adesso i tuoi nonni sono chilometri lontani da noi è per qualcosa di più grande, e che alla fine - come sempre - saremo ricompensati di tutto.
Abbi fede, figlio mio.
[Buon 2020]

domenica 8 dicembre 2019

Babbo Natale

Caro figlio mio, che tu faccia il bravo o il monello, mettiamo in chiaro sin da subito che:
Babbo Natale arriverà.
Perché mi sono sempre sentita triste quando ho visto un genitore strumentalizzare una festa e una figura felice, per ottenere dei risultati positivi dai propri bambini.
Ti risparmierò la bugia diffusa che "se fai il monello, Babbo Natale non viene!", perché è un ricatto che spegne la magia di questo momento e la trasforma in mercificazione dei sentimenti, dei comportamenti. Do ut des.
Adesso faccio un po' il bravo, giusto il tempo che ottengo ciò che desidero.
E allora io dico che non è così che voglio educarti, un mese all'anno, barattando la tua buona condotta con i Lego Ninjago.
Voglio che tu sappia che avrai il tuo regalo, sempre. Perché te lo sei meritato. E perché sarà da gennaio a dicembre che tuo padre ed io ci occuperemo di te, valutando le tue azioni, studiando strategie che le guidino verso il bene e l'ubbidienza. Ma anche alla ribellione, se necessaria.
Sentiti libero, come adesso sei, di sognare un uomo vestito di rosso e con una folta lana sul mento, o una fata che ti consolerà quando i denti lasceranno spazi vuoti nel tuo sorriso. E se ti lascerai prendere il nasino da qualche marachella, saranno i tuoi genitori a spiegarti che non va bene. Che non si fa così.
Ma Babbo Natale, non dubitare mai che arriverà.
Perché ci saranno dei Natali in cui probabilmente non sarai felice come adesso. In cui ti mancherà qualcuno, in cui siederai da solo ad un tavolo mangiando delle lasagne fredde e guardando Barbara D'Urso in tv. Lei sarà vestita di paillettes rosse e avrà in studio una decina di soubrettine sbucate da solo il Signore sa dove. E ti verrà da piangere, e lo farai, ma sarà nel ricordo di certi alberi e certi Presepi e certi pacchi enormi da scartare che troverai il sollievo.
Probabilmente arriveranno dei Natali in cui ti mancherà il mio odore e quella sensazione di beatitudine di quando fiondi la testa sul mio seno, cercando la morbidezza dei miei maglioni di lana e i biscotti di papà.
Sarai felice, perché il tuo tempo di adesso addolcirà il tuo tempo adulto, fatto di biglietti aerei, bonifici non saldati, preoccupazioni per la nostra salute, bollette della luce e esami da preparare per la sessione di Gennaio. E alla sera, col tavolo tappezzato di appunti e fogli e libri ed evidenziatori rosa che io ti ho comprato come una pazza, sentirai che è proprio in quel momento che stai espiando la colpa di qualche monelleria commessa dieci, vent'anni prima. Quando tua madre avrebbe potuto dirti che, siccome sei stato monello, Babbo Natale non ti porta niente.
Tua madre avrebbe potuto dirti: adesso lo chiamo e gli dico che da casa nostra non passa.
Perché non hai fatto i compiti, mangiato i broccoli, lavato bene la piega dietro le orecchie.
E forse, stringendoti nel plaid di pile con un cane disegnato che ti ricorderà Zenzero e ti farà sorridere, mi penserai e sarai felice. Felice di non esserti venduto al mercato delle Micro Machines per un insopportabile pomeriggio di nuoto; felice che nella tua casa non ti è mancata gioia e libertà. E che nessuno ti abbia mai costretto a scegliere tra il tuo benessere e il suo. Sarai educato, non viziato, ma a modo mio.
Il carbone, vita mia, diamolo a chi non riesce a fare aria.

mercoledì 4 dicembre 2019

Da Cookie a Babbo

Caro Babbo Natale,
mi chiamo Antonio, ho un anno e tre mesi, otto denti e un cane.
Il mio cane si chiama Zezè ed è il mio migliore amico, per ora e per sempre. La mattina mi sveglio alle otto e trenta, puntuale come la febbre a Natale che quest'anno, se viene, la sputiamo. Mi piacciono i biscotti Plasmon e quelli appena sfornati al bar: quando papà torna a casa dal lavoro spero sempre che nello zaino abbia un sacchettino profumato di burro e zucchero a velo, cuori candidi e quadrifogli croccanti.
Non bevo il latte, ma amo lo yogurt.
Amo il cioccolato ma mammina non vuole assai. Un pochino.
Le patatine solo assaggiare. Va bene così.
Sono piccolo ma da due mesi so camminare.
Prima dalla porta alla finestra.
Poi dalla porta al corridoio.
Poi tutto il corridoio più cucina più bagno e alla fine tutta casa, in lungo e in largo, correndo sui miei piedi rotondetti, che ancora qualche volta ciuccio di nascosto.
Io e Zenzero camminiamo insieme, vicini, io con la mano gli tengo la coda e lui con la zampa mi tocca la spalla. Gli allungo il mio pane e poi me lo rimangio. Cioè ci provo: mamma urla NO! e poi ride, non si trattiene, forse è pazza.
Comunque ho capito che questa cosa che condivido il cibo col mio cane non le piace e non vuole e non lo so. Dice che mi mangio i germi e i peli, si arrabbia tutta.
Qualche giorno fa ho fatto una gara di tuffi.
E mi sono tuffato dal seggiolone. Ho battuto la testa, mi sono fatto male e sono svenuto, e mamma ha pianto fortissimo e urlato il mio nome fortissimo e papà è arrivato velocissimo, correndo per le scale come un matto. Poi mi sono svegliato ed ero in braccio alla signora della porta accanto e ho visto mamma tremare assaissimo e papà sudare moltissimo, e siamo andati in ospedale. E mi hanno fatto una, anzi no, due punture e mia cugina Marialucia, che è una bravissima pediatra e anche mia amica, mi ha dato una penna per scrivere.
Mi hanno fatto una cac, o una tac, o una pac, non ho capito: e mamma piangeva (ancora) e papà sudava (di nuovo). Alla fine me la sono cavata con un bernoccolo soltanto e tutti hanno pianto di felicità quando Marialucia ha detto che stavo alla grande e potevo tornare a casa. Indovina chi ha pianto più di tutti. Bravo, lei: mammina scema. Ma pure le nonne, le dovevi vedere.
Arrivo al tavolo della cucina e al mobile della TV e alla macchinetta del caffè: ho addentato una cialda per vedere di che sapeva, me la immaginavo diversa.
Ho un cavallo a dondolo e una Vespa: quando gioco mamma e papà mi guardano, poi si guardano, si sorridono e si baciano. Mi piace vederli felici ma mamma è mia, e papà è pure mio: state lontani!
Per Natale vorrei chiederti di levare a papà dalla testa quella pacchianata della Mercedes per bambini e di optare per qualche gioco di legno, come il barbecue del mese scorso: sono il re della griglia e dei peperoni finti di feltro.
Ti chiedo di dare tanta buona salute a nonno Bebe, a nonna Ntontò e a nonna Sisì, e di far volare alto un abbraccio a nonno Antonio, ma proprio di quelli con le braccia stritoline attorno al collo.
Poi se per favore trovi una fidanzata a Zezè, grazie.
E poi se per piacere fai smettere la mamma di tagliarmi i capelli da sola, che sembra che ho un bonsai in testa, grazie.
Posso avere un altro cagnolino? Coi denti lunghi come quello di mio zio Lelè. Zio Lelè è un altro migliore amico, è mio compare.
Posso avere un fratellino?
Adesso ti saluto perchè mamma ha letto e urla. E piange.
Te pareva.
Antonio Baio junior.

Giorni ottimi e giorni di pioggia: come gestire una crisi senza andare nel panico.

Ci sono giorni ottimi, giorni buoni e giorni meno buoni. Quando un giorno è ottimo e papà è libero, poi, diventa perfetto. Ma papà oggi lavo...