C’è un elefante nella stanza e mangia a tavola con noi, la pasta al pomodoro e l’insalata di finocchi: il tuo futuro.
Inutile cercare di coprirlo o nasconderlo, è ingombrante. Che vita avrai, amore mio? Come saranno le tue relazioni umane? Al lavoro, andrà tutto bene? Avrai dei figli, una compagna o un compagno? Andrà tutto bene?
Me lo chiedo dalla mattina quando mi sveglio alla sera, quando fatico a prender sonno. Chi ci sarà insieme a te, dopo e oltre papà e me?
Mi dà sollievo vedere i tuoi amici e i loro genitori, ai quali non ho mai dovuto chiedere niente, hanno fatto da soli e per questo, fino ad ora, mi sento molto fortunata. Mi dà sollievo vedere la tua scuola, le tue maestre, l’entusiasmo che traspare dalle tue foto in classe, i
baci
che dispensi con grande trasporto. Mi do sollievo, perché altro non ho. Nè una sfera di cristallo, nè una macchina del tempo.Sono certa però che il tuo futuro è al sicuro, perché è su questo che stiamo lavorando: metterlo al sicuro da adesso. In primis, sulla tua indipendenza quotidiana e sull’apprendimento di una vita civica adeguata e sana. Sulla gestione degli stati d’animo, sulla decompressione di tutte le tristezze e delle ansie che fanno compagnia a tutti quanti, senza distinzione. Sul rispetto degli spazi vitali altrui e sulla costruzione di una tua intimità del cuore, in cui nuotare felice, portandoci dentro chi vuoi.
Stiamo lavorando sull’informazione. Stiamo
dicendo alle persone che non lo sanno che autismo non è ritardo mentale, non è stranezza, non è malattia, non è vergogna, non è aggressività. Perché, vedi mammina, non è colpa loro se sanno cose sbagliate: nessuno gliele ha dette. Oppure non stavano ascoltando.
E allora noi abbiamo alzato la
voce, per te e per gli altri, insieme a tantissimi genitori che scelgono quotidianamente di esporsi per dire qualcosa di vero sulla disabilità in generale, soprattutto in età infantile.
Certo, ci sono giorni in cui inciampo o scivolo sulle lacrime come un clown su una buccia di banana. Mi strofino il sedere con la mano e poi mi asciugo la faccia, perché basta vedere le tue coreografie in cucina per ridere da pazzi. Fai ridere, anzi sorridere. Ed è questa la mia speranza, bambino spaziale: starai bene, sempre.
Mamma e papà oggi hanno indossato i calzini spaiati insieme a te. Papà dice: è facile, tanto mamma li perde tutti, ma come fa? Abbiamo solo calze diverse!
Perché sai che noia sempre perfetti. Sai che noia tutti uguali. Sai che noia le vite pettinate. Siamo tutti uguali: ci spaiamo, ci riappaiamo, ci perdiamo nella centrifuga di giornate difficili per poi godere della brezza calda di un’asciugatrice di spiaggia, coi piedi nudi affondati nella sabbia che solletica. Sprofondiamo nelle onde di un ammorbidente alla
lavanda quando ci innamoriamo, e abbiamo il cuore pieno di buchi quando tutto finisce. Il segreto, amore mio, è rammendarsi, prendere ago e filo e rimettersi a posto, da lembo a lembo, con atti di coraggio che ci dobbiamo ma anche meritiamo.
Io, amore mio, farò sempre paio con te.
