Caro Cookie,
quando sei figlio unico, arrivi a trent'anni, ti guardi dentro e vedi il vuoto.
quando sei figlio unico, arrivi a trent'anni, ti guardi dentro e vedi il vuoto.
Perché da piccolo ti sei allenato a riempire ogni spazio con l'amore di mamma e papà, e a riflettere sui tuoi cugini e i tuoi amici quel bisogno di un legame fraterno, di cui non ti libererai mai.
Per tutta la vita ti senti dire che sei viziato.
Che ottieni facilmente tutto ciò che desideri.
Ma non sanno che pagherai tutto col tempo, e con gli interessi.
Perché la solitudine ha un prezzo e i regali sono un prestito, che col tempo estingui.
Per tutta la vita ti senti dire che sei viziato.
Che ottieni facilmente tutto ciò che desideri.
Ma non sanno che pagherai tutto col tempo, e con gli interessi.
Perché la solitudine ha un prezzo e i regali sono un prestito, che col tempo estingui.
Quando sei figlio unico, vorresti prendere il telefono e dirlo a tuo fratello come stai, come sta. Vorresti una sorella che facesse da zia. Ma tuo figlio uno zio da parte tua non l'avrà.
E tu un nipote, proprio tutto tuo, non l'avrai.
E tu un nipote, proprio tutto tuo, non l'avrai.
Ne avrai di acquisiti e li amerai moltissimo.
Ma sei figlio unico, anche in questo.
Ma sei figlio unico, anche in questo.
Il giorno che sei nato, la mia mamma mi ha detto: ecco, ti sei fatta da sola il fratello che hai desiderato una vita.
Ma tu sei mio figlio, é un'altra storia.
Ma tu sei mio figlio, é un'altra storia.
Vorresti chiamare tua sorella e chiedergli se stai facendo un buon lavoro, come figlio: secondo te ho fatto il meglio che potevo per papà? Ho dato il massimo supporto a mamma?
E invece te lo chiedi allo specchio, mentre ti strucchi con un prodotto bio che hai pagato moltissimo, e ti senti in colpa. E il senso di colpa ti farà compagnia sempre, ma sarà un peso che non potrai portare in condivisione con nessuno. Anche in mezzo a mille persone che ti vogliono bene, la tua genetica é isolata.
Perché sei figlio unico.
E invece te lo chiedi allo specchio, mentre ti strucchi con un prodotto bio che hai pagato moltissimo, e ti senti in colpa. E il senso di colpa ti farà compagnia sempre, ma sarà un peso che non potrai portare in condivisione con nessuno. Anche in mezzo a mille persone che ti vogliono bene, la tua genetica é isolata.
Perché sei figlio unico.
Ti sembrerà di trascurare la tua famiglia di origine, sempre, e quando sarai lontano da loro (o loro lontani da te) tornerai nella vostra casa, ti chiederai come hai fatto a dormire per così tanti anni in un letto singolo, senza nessuno con cui scambiare chiacchiere, segreti, display del cellulare che si illuminano di notte, prima di dormire.
Quando sei figlio unico, i tuoi vestiti le tue borse e le tue scarpe firmate sono soltanto tue, nessuno le ruba di nascosto o le chiede in prestito, nessuno le rovina a parte te.
E questa é l'unica cosa buona dell'essere figlio unico.
E questa é l'unica cosa buona dell'essere figlio unico.
Ma poi succede che diventi padre (o madre) e d'improvviso ti rendi conto che hai finito di essere soltanto un figlio, e il tempo ti sembra accelerare, toglierti il fiato, consumarti le ossa. Di colpo, pensi a tutti gli amici che hai chiamato: mio fratello.
E a tutte le amiche che hai chiamato: mia sorella.
E a tutte le amiche che hai chiamato: mia sorella.
E realizzi che per quanto tu possa amarli (e loro amino te), non lo sono. E neppure i tuoi cugini lo sono e ami anche loro. Neanche i tuoi compagni delle elementari lo erano. Neanche i tuoi animali domestici e neanche la tua mamma e il tuo papà lo sono.
Cosa farai, dopo?
Cosa farai, dopo?
Perché un fratello è un fratello.
E una sorella é una sorella.
E ha la tua pelle nella sua, la sua memoria nella tua, avete una vita in due, la saliva i cerotti le bici e i palloni le moto le coperture le bugie i danni il giorno della laurea e quello del matrimonio. Il dolore, e la gioia, e l'eternità.
Anche quando vi arrabbierete, e odierete, e sputerete veleno, e tirato reciprocamente oggetti contundenti.
E una sorella é una sorella.
E ha la tua pelle nella sua, la sua memoria nella tua, avete una vita in due, la saliva i cerotti le bici e i palloni le moto le coperture le bugie i danni il giorno della laurea e quello del matrimonio. Il dolore, e la gioia, e l'eternità.
Anche quando vi arrabbierete, e odierete, e sputerete veleno, e tirato reciprocamente oggetti contundenti.
Ecco perché vorrei che tu, almeno tu, non rimanessi nell'impiccio di essere figlio unico. Perché io devo salvarti da questo.
Salvarti dall'essere me.
Salvarti dall'essere me.